FedeleAlla MiaMeraviglia

Sono sempre rimasta fedele alla mia meraviglia: mi meraviglio di un peccato impunito e della grazia inattesa. Alda Merini

29/01/2004

Teniamoli bene i maschi, sono preziosi, durano poco. Ipocrita lettrice, ammettilo quel piacere ignobile e magnifico: poter dire almeno una volta nella vita "mio marito".

Barbara Alberti 



 
27/01/2004

Io vorrei essere là

dove i bambini imparano

che il mondo in cui viviamo

è tanto tanto grande.

Vorrei essere là,

però io non ci posso essere

perchè non ho trovato ancora

il mio posto nel mondo.

Luigi Tenco



 
23/01/2004
Ai rami degli alberi si appendono coltelli.

 

 Una bella Intervista a Kazuo Ohno



 
22/01/2004

Quantunque sia incapace di enunciarsi, di enunciare, l'amore vuole nondimeno clamarsi, declamarsi, scriversi ovunque " all'acqua, all'ombra, ai monti, ai fiori all'erbe,, ai fonti, all'eco, all'aria ai venti.." (Le nozze di Figaro)

Roland Barthes Frammenti di un discorso amoroso 



 
21/01/2004

AIUTIAMO ALDA MERINI

Alda Merini non necessita di presentazioni nè di parole che descrivino il suo valore. Una donna che con i suoi scritti ha donato molto e che adesso, messa nuovamente a dura prova dalla vita, attraversa un periodo difficile. Credo che aiutarla sia un atto dovuto da tutti e possiamo agire concretamente utilizzando gli strumenti a nostra disposizione: divulgazione nei blog ed invio di email a chi può agire per donare serenità a questa grande scrittrice.

Vi chiedo, così come stanno facendo altri nei propri blog, di fare copia-incolla del messaggio seguente e di inviarlo a:

sindaco.albertini@comune.milano.it

assessore.Carrubba@comune.milano.it

assessore.maiolo@comune.milano.it

vicesindaco.DeCorato@comune.milano.it

 

SIGNOR SINDACO (o assessore o vicesindaco) , AIUTI ALDA MERINI
La poetessa Alda Merini sta attraversando un altro momento drammatico della sua esistenza. Non è più autosufficiente. Vive con il minimo di una pensione e ha bisogno di una persona che abbia cura di lei in ogni momento della giornata. Vive e ha sempre vissuto di poesia. Una città come Milano non può dimenticare una fine artista come lei.
Grazie

(firmare con nome e cognome)






 
20/01/2004

Vedo un fiore di vetro VERDE SMERALDO

 Un giglio indurito di eterna bellezza



 
19/01/2004
LE FISSE SON FISSE!

 
18/01/2004

Giappone, 1865. Il paese ?sull'orlo della guerra civile. I samurai fedeli alla tradizione addestrano alcuni giovani al Gohatto, severo codice dell'onore e della guerra. L'arrivo di un ragazzo attraente e sprezzante della morte, e il misterioso omicidio di un samurai, sconvolgono quel mondo governato da un cerimoniale antico e da una gerarchia rigidissima. Dal maestro indiscusso dell'erotismo, Nagisa Oshima, con Takeshi Kitano e la splendida colonna sonora di Ryuichi Sakamoto, un film sospeso tra storia e leggenda, un affresco in cui seduzione e passione si mescolano alle arti della lotta e della guerra.



 

Ieri sera ho visto, un film bellissimo: TABU'di Nagisa Oshima . L' Estetica si fa Contenuto. Adoro il giappone, i giapponesi, la loro danza, il loro cinema e adoro Ryuhei Matsuda... non che sia un grandissimo attore, ma Dio mio guardatelo!!!



 
16/01/2004

     

 

 

Stasera Concerto del Consorte



 
12/01/2004
A volte sono tremendamente stupida.

 
11/01/2004
"...ripetono le sue canzoni in cento modi diversi. Ma perché cantare le sue canzoni e dimenticare le sue ragioni? Perché cantarle se abbandoniamo gli scopi per cui le ha scritte?".

 

io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati ...ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano

cosa importa se sono caduto

se sono lontano...



 
10/01/2004

L'ora del crepuscolo serale è l'ora in cui tutti smettono di lavorare intorno allo scrittore.

 

Nelle città, nei paesi, ovunque, gli scrittori sono persone sole. Ovunque e sempre lo sono stati.

 

In tutto il mondo la fine della luce è la fine del lavoro.

 

Quell'ora io l'ho sempre sentita non come la fine, per me , ma l'inizio del lavoro. In questo caso c'è, nella natura , una sorta di capovolgimento dei valori riguardo allo scrittore.

 

L'altro lavoro per gli scrittori è quello che a volte fa vergognare, quello che quasi sempre provoca il rammarico di tipo politico più violento di tutti. So che si rimane inconsolabili e che si diventa cattivi come i cani della loro polizia.

 

Qui ci sentiamo separati dal lavoro manuale. Ma per questa sensazione cui bisogna adattarsi, , abituarsi, non si può far nulla. Regneranno sempre, e questo ci fa piangere, l'inferno e l'ingiustizia del mondo del lavoro. L'inferno delle fabbriche , isoprusi del disprezzo, dell'ingiustizia dei padroni, di quest'orrore, dell'orrore del regime capitalista, di tutta l'infelicità che ne deriva, del diritto dei ricchi a disporre del proletariato e a farne il motivo stesso del suo fallimento e mai del suo successo. Il mistero è perchè il proletariato acetti. Ma siamo in molti e ogni giorno di più a credere che non può durare a lungo. Che a qualcosa siamo giunti, forse a una nuova lettura dei loro testi disonorevoli. Ecco sì.

 

Non insisto, me ne vado. Ma dico quello che tutti proviamo, anche se non sappiamo viverlo.

 

Spesso con la fine del lavoro ti viene il ricordo dell'ingiustizia più grande. Parlo della quotidianità della vita. Non è la mattina, ma la sera che penetra fin dentro le case, fino a noi. E se non si è così, non si è niente. Si è : NIENTE. E sempre in tutti i casi, in tutti i paesi questo si sa.

 

La liberazione è quando si fa buio. Quando fuori cessa il lavoro. Rimane il nostro lusso di poter scrivere nel buio. Possiamo scrivere a qualsiasi ora. Non siamo penalizzati da ordini, da orari, da capi, da armi,da multe, da insulti, da polizziotti, da capi e ancora da capi. E DA CHI STA COVANDO I FASCISMI DI DOMANI.    

 

MARGUERITE DURAS  Scrivere



 

...perchè domani sarà un giorno lungo e senza parole

perch'è domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole...



 


 
06/01/2004

...Il capo di quel ragazzo, che sapevo essere di un uomo il cui nome era Enea, galleggiava circondato da foglie di ninfea e da altre piante verdi sulla piatta acqua oleosa e mi osservava dolorosamente esigente, e io sapevo naturalmente senza aver bisogno di pensarlo in modo esplicito, che questo Enea era anche il giovane partigiano la cui fine certamente orribile non avevo voluto conoscere; che su tutt'e due , separati da tremila anni, si era stampata come per caso la stessa espressione, l'espressione dei perdenti che non si danno per vinti e che sanno: continueranno a perdere, continueranno a non darsi per vinti, e non per caso, non per errore, nè per disgrazia, bensì: VOLUTAMENTE.

Christa Wolf  "Premesse a Cassandra"



 
05/01/2004
Ricordo il luglio del '98. Mi ricordo che Fabrizio De Andrè uscì da una mercedes nera.Mi ricordo la finestra sul retro della casa e i rampicanti Bordeaux. Ricordo le scale e i murales bellissimi, la veranda e i tavoli. Mi ricordo i maialini, la corteccia dei sugheri il serpente che Davide catturò per me e che portammo in camera . Ricordo l'odore di serpente . Ricordo la sua voce " I nuovi ospiti sono arrivati?". Ricordo che eravamo in ritardo per la cena. Ricordo il mio vestito bianco, i miei sandali greci, il mio zaino d'agnello africano. Ricordo lo specchio nel quale mi guardavo mentre danzavo. Ricordo gli spartiti di Fabrizio, le correzioni, Davide che diceva " ci sono tantissimi errori!". Ricordo il quadro del cervo sardo, l'aereosol nell'armadio, il bagno. Ricordo il cotto del pavimento, io e Davide sdraiati per terra per non essere visti, emozionati, euforici e spaventati dopo aver visto Fabrizio.Ricordo il tavolo, Dori , Luvi, gli amici di famiglia e una signora anziana . Ricordo la disposizione al tavolo molto patriarcale. Ricordo gli altri ospiti siciliani, lei era una ballerina. Mi ricordo che parlavano tanto. Ricordo che mi alzavo in continuazione per andare in bagno. Ricordo Fabrizio e Dori che litigavano ad alta voce. Ricordo Fabrzio dietro di me sulle scale della cucina in silenzio, solo, col suo ciuffo sugli occhi, i jeans e il maglione. Ricordo la sua attenzione, la sua voglia di comunicare , di entrare in relazione, ricordo la mia paura, il mio imbarazzo. Ricordo che non gli parlai, che me ne andai al laghetto.Ricordo il laghetto. Ricordo la stella cadente. Ricordo il mio desiderio " Vorrei che mi dicesse qualsiasi cosa , anche la cosa più stupida". Ricordo il pergolato di vite, le piastrelle di pietra, i gatti randagi, decine di gatti randagi e di nuovo Fabrizio, Dori e e i coniugi che mandano avandi l'azienda. Ricordo che Luvi era andata a ballare.Ricordo che dissi "Buonanotte", Ricordo che Fabrizio ci disse con un'accento genovese bellissimo " Scusate posso chiedervi una cosa... forse può sembrarvi strana?!" " Certo!" " Ma voi danzate?! " "Io sì !". Ricordo Dori " ..ma non in discoteca!!" " Io sono una danzatrice!!" Ricordo Fabrizio "Ci avrei scommesso! Si capisce dal modo in cui ti muovi...non so..." . Ricordo il mio imbarazzo, che non sapetti dire niente. Ricordo che la notte piansi. Ricordo che sarei rimasta a parlare con lui per sempre. Ricordo che  dissi" Ci sarà un 'altra occasione". Ricordo che la mercedes che se andò. Ricordo l'undici gennaio dell'anno successivo.

 
04/01/2004
Oddio è Domenica!!!!!!!!!!! ...mi dedicherò alla lettura di Peter Brook ( Lo spazio vuoto ), testo consigliatomi da un certo GURU... 

 
03/01/2004

La mia intimità è travagliata. Mi manca uno spazio tranquillo, che non dia adito alla rinuncia. Al nichilismo. Quel brivido incerto che parte dai talloni, che richiede tutta la forza possibile per essere bloccato, senza lasciarne un po' per la bellezza.. Equilibrio e fatica. Il gelo tranquillo e disincantato della solitudine senza dolore dopo l'addio sofferto alla meravigliosa stupidità degli amanti. Svoltato l' angolo la luna non mi ha concesso nessun sobbalzo, il nodo vivo che guida nei sentieri troppo dolci della malinconia...ora più lontana che mai mi fa contemplare il vuoto da un'altezza diversa. La fatica del risveglio mi impedisce di capire dove sono arrivata. Tempo, durata. Accarezzo l'attimo come appoggiandomi delicatamente ad una roccia. Cammino ancora, volutamente, in silenzio.

 



 
02/01/2004

Hai dimenticato.

Hai dimenticato, cuore mio,

dentro barattoli gelati i diamanti dell'infanzia

l'infanzia vera

l'infanzia che viene dopo

la seconda infanzia, quella fatta d'amore.

Amore questa volta ricevuto da me con la stessa intensità con la quale amo

Perchè abbiamo,amico mio, lo stesso rubino nella pancia.



 
"Amo la vita ferocemente, disperatamente. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine (…) L'amore per la vita è divenuto per me un vizio più tenace della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. (…) Io sono scandaloso. Lo sono nella misura in cui tendo una corda, anzi, un cordone ombelicale, tra il sacro e il profano" Pier Paolo Pasolini

moon phases
 
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